UNA STORIA
Fabiana Yvonne Lugli Martinez:
tra surrealismo ed improvvisazione, un viaggio ai confini
dell’arte.
Quando arrivo nell’atelier-officina in cui sta lavorando
Fabiana, sono accolta dalla luce soffusa delle candele
e dal ritmo di black music che si diffonde insieme all’odore
acre del colore ad olio. E poi lei, una figura minuta,
aggraziata. Osservo le sue tele esposte: un’esplosione
di colori, movimento, energia…L’atmosfera è anch’essa
surreale ed io, rapita ormai da richiami metafisici,
ascolto Fabiana e la sua storia
Nata a Lima, da madre
peruviana e padre di origini austriache, Fabiana approda
alla pittura inconsciamente, attraverso un impulso istintivo
che le fa accogliere la sfida che il destino le ha lanciato.
La passione per la danza classica e la rinuncia al balletto
imposta dalla madre, la conducono ad una ricerca tumultuosa
del proprio io, all’interno della quale la musicalità ed
il movimento diverranno la base del risultato pittorico.
Una
vita piena di sorprese e di luoghi conosciuti ed abbandonati,
la fuga a 19 anni da una famiglia severa
e la scoperta di un altro mondo: quello artistico. A
20 si ritira nel suo appartamento, a Roma, dando sfogo
a tutto il suo estro, scaricando la rabbia, il rancore
ed il dolore di una passione negata. Eppure i suoi quadri
prendono forma da un ritmo interiore che lega l’improvvisazione
pittorica a quella fluida di una danza intima e tutta
sua. Tra quelle quattro mura, Fabiana sperimenta una
nuova tecnica: lo spatolato su superfici plastiche. "Non
avevo soldi per comprarmi le tele su cui dipingere. Così ho
iniziato a dipingere su ciò che potevo avere a disposizione
ed ho utilizzato il colore ad olio su alcune superfici
plastiche. Il risultato è stato sorprendente" - mi racconta.
Il colore ha preso vita diventando tridimensionale e
l’istinto si è trasformato in visione. Rompendo i canoni
classici e seguendo il “flusso di coscienza”, il viaggio
nell’inconscio l’ha portata ad esperienze surrealiste
con un risultato unico ed originale: "Sto ancora percorrendo
una strada, cercando un metodo per analizzare il tratto
istintivo che dà vita alle mie opere. Una sorta di terapia".
Solo
a 22 anni, con una speranza in più e con quella
voglia di raggiungere un obiettivo, esce dal suo guscio
ed inizia una nuova esperienza. Arriva a New York con
soli $300, senza casa, lavoro né amici. Dopo avere lavorato
come cameriera, collabora con una galleria di Soho e
dipinge falsi d’autore. È solo l’inizio. La sua arte
inizia a definirsi, i falsi sono un pretesto per guadagnare
mentre, alla pittura, si affianca un universo tutto da
scoprire, il Jazz. Pittura e musica: una pittura basata
sul contatto fisico e dinamico che, partendo dall’improvvisazione
corporea del gesto, si unisce alla musicalità, interagendo,
per approdare al segno pittorico. A New York incontra
Fabio Morgera, trombettista italiano e Antonio Sanchez,
il batterista che le presenta Pat Metheny, il celebre
chitarrista che ha rivoluzionato il Jazz. È con Fabio
Morgera che inizierà a pensare al rapporto pittura-musica-danza
dando vita ad un progetto per uno spettacolo teatrale
in cui, all’improvvisazione musicale, si unirà quella
pittorica tramite il movimento danzato. Espone nella
Monserrat Gallery a Soho, ha una personale a Broadway
e collabora con la Benedetti Art Gallery. Oggi, il progetto
con Fabio Morgera è in fase di sviluppo ma Fabiana non
vive più a New York. Il 10 settembre del 2001, la vigilia
del tragico crollo delle Twin Towers, è a Roma, all’Ambasciata,
per ottenere il visto e trasferirsi definitivamente a
New York. Dopo l’atto terroristico, Fabiana perde il
lavoro e, con la stessa rabbia con cui era arrivata nella
città dei sogni, riparte. Nel frattempo, ha maturato
quello stile che la rende più sicura e le fa ottenere
dei grandi riconoscimenti nell’ambiente. Ultimo e prestigioso,
la commissione da parte del Balletto di Roma, delle scenografie
del “Don Chichotte” in versione moderna. La natura, con
il suo impeto e le sue ragioni, è lo spirito energico
che da forma alle ispirazioni “biomorfe” di Fabiana ed
il Don Chischotte, con la sua storia di visionaria follia,
si adatta perfettamente all’irrazionalità della sua arte
stimolando quell’aspetto sottilmente sciamanico del suo
modo di dipingere. |